L’isola Palmaria

Postato il 13 agosto 2017, in Attualità

Palmaria

L’isola Palmaria ricade nel territorio comunale di Portovenere, così come le sorelle Tino e Tinetto, sentinella del Golfo della Spezia sul versante di ponente.

Si estende per circa 2 km quadrati e rappresenta un’importante oasi naturalistica, oltre ad essere ricca di testimonianze dell’architettura militare e addirittura di tracce preistoriche.

Difatti in una delle sue pareti a strapiombo sul mare aperto verso la Punta Dante, si apre la Grotta dei Colombi, considerata la dimora dei primi abitanti del Golfo della Spezia; il celebre geologo e paleontologo Giovanni Capellini, senatore del Regno d’Italia, la esplorò nel 1869, rinvenendo ossa umane e di animali, armi, frammenti di rozze stoviglie d’argilla, conchiglie e denti forati, ipotizzando che quell’uomo primitivo vivesse di caccia e di pesca ed usasse agghindarsi con ciondoli e collanine.

L’isola è ricca di vegetazione e presenta una folta macchia mediterranea fra cui una varietà rara di ginepro e la Centaurea veneris, detto il Fiordaliso di Porovenere, che cresce sulle falesie più impervie del monte Muzzerone e delle isole, persino sulle pareti a strapiombo attrezzate per l’arrampicata sportiva.

Nell’aspro paesaggio isolano affonda anche le sue robuste radici l’Ampelodesma (Ampelodesmos Mauritanica), una graminacea localmente detta “erba fasuèla”, con lunghe foglie taglienti e pennacchi slanciati che superano i due metri d’altezza.

Questa pianta è tipica delle tre isole dell’arcipelago spezzino e ben conosciuta dai pescatori locali che la adoperavano per intrecciarla, ricavandone cordami ad uso delle imbarcazioni; le robuste cime erano chiamate “linbàne” e a Portovenere vi era una vera e propria fabbrica detta “a Curderìa”. L’erba, una volta tagliata, veniva messa a bagno e tessuta con un apposito telaio; il gambo, più duro, veniva ammorbidito a colpi di martello.

L’isola un tempo era intensamente coltivata a olivo e vite e reca ancora le tracce nelle intatte fasce terrazzate con muretti a secco nello stile contadino delle Cinque Terre. Molto evidenti sono anche i segni di un’intensa attività estrattiva durata fino agli anni sessanta, volta a scavare il “Portoro”, pregiato marmo nero con screziature dorate tipico dell’area intorno a Portovenere: sul monte Muzzerone e Castellana vennero costruite vie di lizza, come sulle Alpi Apuane di Carrara, per fare scendere a valle i preziosi blocchi di marmo.

Per quanto riguarda invece l’architettura militare, sul punto più alto dell’isola, si estende l’imponente Forte Cavour risalente al 1859, voluto dai regnanti sabaudi, a seguito del trasferimento della flotta navale da Genova a La Spezia. Da segnalare anche la presenza di numerose batterie fra cui la “Carlo Alberto”, a ricordo della visita del re Carlo Alberto a Portovenere e alla Palmaria nel 1836, a cui venne eretto, in suo onore, un monumento proprio sul ciglio di cava di fronte alle Bocche, il braccio di mare che separa l’isola dal promontorio di Portovenere, dove sorge la chiesetta di San Pietro.

 

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